Questo testo è composto da traduzioni di 5 differenti articoli di analisi e riflessioni sulla guerra in Iran.
KCK: Nessuna soluzione può essere raggiunta attraverso la guerra
13 giugno 2025 – traduzione da: https://anfenglishmobile.com/news/kck-calls-on-everyone-to-resolve-problems-through-democratic-politics-dialogue-and-negotiation-79791
Il KCK ha rilasciato una dichiarazione sugli attacchi di Israele nella quale si dichiara: “Crediamo che tutti i problemi possano e debbano essere risolti attraverso una politica democratica e il metodo democratico di negoziazione proposto dal leader del popolo curdo Abdullah Öcalan.”
La Co-Presidenza del Consiglio Esecutivo dell’KCK (Unione delle Comunità del Kurdistan) ha rilasciato una dichiarazione sugli attacchi israeliani contro l’Iran, in corso da ieri sera. Secondo i media, finora almeno 78 persone sono state uccise e 329 ferite nell’attacco su larga scala di Israele contro l’Iran.
La dichiarazione del KCK di venerdì riporta quanto segue:
“Ieri sera, Israele ha lanciato una vasta operazione di attacchi aerei contro l’Iran. Sfortunatamente, questi attacchi hanno ulteriormente aggravato la situazione della guerra iniziata il 7 ottobre 2023, che ha già causato grandi danni alla popolazione, e portato a distruzione e enormi sofferenze. La guerra, mossa dagli Stati per il potere, l’autorità e l’egemonia, non risolve alcun problema e causa soltanto terribili danni alla popolazione. Il suo unico risultato sono sofferenze, morte, perdita e distruzione. Il fatto che la guerra non risolva nulla ma aggravi i problemi esistenti è stato sufficientemente dimostrato dalla storia del Medio Oriente, segnato per oltre un secolo da continue guerre. Noi condanniamo questa guerra, che ha causato così tanto danno alle persone. Deve essere chiaro a tutti che le guerre non portano ad alcuna soluzione. Le politiche di guerra vanno abbandonate.
Come movimento di liberazione curdo, agiamo con la consapevolezza di questa realtà storica e per amore di verità. Crediamo che tutti i problemi possano e debbano essere risolti attraverso una politica democratica e con il metodo democratico di negoziazione proposto dal leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Invitiamo tutti a ragionare con questa consapevolezza e ad agire su questa base. La tattica della guerra deve essere abbandonata, e deve essere aperta la strada per una politica democratica, il dialogo e i negoziati.
Ribadiamo che la soluzione dei problemi del Medio Oriente può essere raggiunta solo attraverso la modernità democratica e il concetto di ‘nazione democratica’ proposto da Abdullah Öcalan. È ormai chiaro che con l’idea della modernità capitalista di uno stato-nazione e con la sete di potere, autorità ed egemonia, sarà impossibile stabilire una vita pacifica in Medio Oriente, che è sempre stato un giardino colorato di diritti, credenze e culture.
Il sistema perseguito per oltre un secolo ha creato una forte crisi in Medio Oriente. È noto che Abdullah Öcalan stia compiendo grandi sforzi per superare questa crisi storica del Medio Oriente. Il suo Appello per la pace e la società democratica, uscito il 27 febbraio 2025, mira a superare questa crisi storica. L’intensificarsi della guerra e i danni che ha causato alla popolazione hanno ulteriormente chiarito l’importanza di questo appello storico. Sulla base di questo, chiediamo alla popolazione, in particolare alle donne, e a tutte le forze democratiche e sociali, di approfondire ulteriormente la loro conoscenza di Abdullah Öcalan e del suo appello storico, di rafforzare le loro organizzazioni e di unirsi con forza per dare vita a una soluzione democratica.”
PJAK chiede che in Iran inizi una nuova fase della rivoluzione Jin, Jiyan, Azadi
14 giugno 2025 – traduzione da: https://anfenglishmobile.com/kurdistan/pjak-calls-for-the-launch-of-a-new-phase-of-the-jin-jiyan-azadi-revolution-in-iran-79806
PJAK è contro l’imposizione della guerra nei confronti del popolo iraniano e sottolinea il principio della lotta democratica: “Consideriamo come un dovere storico la cooperazione tra i partiti curdi e la transizione dal governo partitico all’autogoverno popolare in Kurdistan.”
Il Consiglio del Partito della Vita Libera del Kurdistan (PJAK) ha rilasciato una dichiarazione riguardo al conflitto in corso tra Israele e Iran che riportiamo di seguito.
“Dal 13 giugno 2025, Israele ha lanciato pesanti attacchi contro i centri nucleari, militari e di comando della Repubblica islamica dell’Iran, prendendo di mira strutture e figure associate all’IRGC. La rappresaglia portata avanti dalla Repubblica Islamica contro Israele è insufficiente a fermare questi attacchi mortali. Questa guerra è un ultimatum da parte del sistema di potere globale al regime iraniano e andrà avanti fino a quando il regime non sarà neutralizzato e sostituito. Questa non sarà certamente un’operazione di breve durata, ma costituisce un tassello cruciale dell’attuazione del progetto ‘Nuovo Medio Oriente’, conseguente alle politiche della Repubblica islamica fatte di esecuzioni, repressione, discriminazione, corruzione, impoverimento e disperazione. Queste politiche hanno provocato un profondo risentimento nella società iraniana, spingendola verso una posizione di opposizione radicale e di rifiuto dell’attuale regime. Il fatto che il popolo iraniano gioisca per l’indebolimento del regime non significa che riponga tutte le sue speranze nell’esito della guerra. Questa è una guerra di potere e di interessi in conflitto, non una guerra di liberazione dei popoli e delle nazioni; è il risultato delle politiche espansionistiche e belligeranti della Repubblica islamica, che non ha mostrato alcuna attenzione per la sofferenza del popolo iraniano. I governanti hanno iniziato questa guerra, e i costi sono sostenuti da una popolazione già alle prese con crisi sociali ed economiche. L’alto numero di vittime civili, soprattutto donne e bambini, in Iran e Israele durante questi attacchi evidenzia una triste realtà: per gli stati le vite delle persone non contano.
Il popolo iraniano non dovrebbe essere costretto a scegliere tra la guerra e un regime dittatoriale. Il Partito della Vita Libera del Kurdistan (PJAK), che si oppone all’imposizione della guerra sul popolo dell’Iran, sottolinea il principio della lotta democratica.
La lotta democratica del popolo e la rivoluzione ‘Jin, Jiyan, Azadi’ (Donna, Vita, Libertà) porteranno la libertà in Iran. Il raggiungimento degli obiettivi della nostra rivoluzione democratica richiede l’unità e la collaborazione tra chi crede nella libertà, le forze democratiche, i combattenti nazionali, le donne e i movimenti identitari.
Durante questa fase critica e decisiva, consideriamo come un dovere storico la cooperazione tra i partiti curdi e la transizione dal governo partitico all’autogoverno popolare in Kurdistan. Invitiamo tutte le forze, i partiti e le organizzazioni della società civile, con le donne iraniane in prima linea, ad avviare una nuova fase della rivoluzione ‘Jin, Jiyan, Azadi’. Dichiariamo la nostra disponibilità a collaborare. Crediamo che la transizione verso una Repubblica democratica dell’Iran richieda un cambiamento di prospettiva e l’abbandono della ricerca del potere, del nazionalismo, del patriarcato e del centralismo. Affermiamo il nostro dovere di difendere il nostro popolo e gli altri popoli dell’Iran contro ogni forma di repressione o minaccia di massacro. Adempiamo a questo dovere nel quadro della legittima autodifesa dei nostri diritti e della nostra esistenza.
Invitiamo tutti i popoli dell’Iran, specialmente quelli del Kurdistan, ad organizzarsi all’interno di strutture democratiche e popolari. Attraverso la solidarietà essi possono ridurre al minimo l’impatto distruttivo della guerra. I passi fondamentali per costruire una società autogestita e democratica includono la formazione di gruppi di sostegno per le vittime della guerra, l’istituzione di comitati locali di soccorso e di cooperazione finanziaria, e l’autodifesa dai mercenari statali che si infiltrano nella popolazione. A questo proposito invitiamo tutti i patrioti, chi crede nellalibertà e i membri del nostro partito a unirsi a noi.”
PJAK: Siamo organizzati e non lasceremo la nostra gente indifesa
17 giugno 2025 – traduzione da: https://anfenglishmobile.com/kurdistan/pjak-we-are-organized-and-will-not-leave-our-people-defenseless-79856
Zegrus Enderyarî, responsabile delle relazioni estere del PJAK ha dichiarato che il suo partito non è parte in causa nella guerra tra Israele e l’Iran e ha aggiunto: “Siamo pronti in ogni campo, siamo organizzati e abbiamo la capacità di garantire la nostra difesa della società.”
Zegrus Enderyarî, responsabile per le relazioni estere del Partito curdo della vita libera (PJAK), ha parlato all’ANF del conflitto tra Israele e Iran in corso dal 13 giugno con bombardamenti reciproci che hanno provocato vittime, compresi civili, da entrambe le parti.
Secondo Enderyarî, per l’Iran questa situazione va oltre il conflitto militare e la crisi crescente che vive il popolo iraniano: “Il popolo iraniano sta già soffrendo a causa di sanzioni economiche, oppressione politica e dure condizioni di vita. Ora questa guerra sta aumentando di parecchio il peso che le persone si trovano a sopportare.”
Il regime può colpire l’organizzazione sociale
Enderyarî ha sottolineato che la situazione nel Rojhilat (Kurdistan dell’est) si è deteriorata in maniera analoga ad altre crisi dello stato iraniano che in questi casi colpisce al suo interno prendendo di mira in particolare gruppi rivoluzionari e progressisti.
Ha aggiungo che la rivoluzione ‘Jin, Jiyan, Azadî’ (Donna, Vita, Libertà) in Iran ha creato una grande energia e solidarietà sociali e resistenza. Il regime può ora usare l’attacco israeliano come scusa per indebolire questa solidarietà. La pressione sui prigionieri politici, i leader della comunità e i rivoluzionari potrebbe intensificarsi e le esecuzioni potrebbero aumentare.
‘Non lasceremo il nostro popolo solo e indifeso’
Sottolineando la necessità che le persone si organizzino e si uniscano in questo processo, Zegrus Enderyarî ha detto: “L’organizzazione sociale è essenziale ovunque per resistere ai tentativi del regime iraniano di intimidire il popolo. Come PJAK, lavoriamo con questa consapevolezza da anni e siamo organizzati. Non lasceremo il nostro popolo solo e indifeso. Siamo pronti in ogni campo, siamo organizzati e abbiamo la capacità di garantire la nostra difesa sociale.”
‘Rojhilat forze devono agire insieme’
Enderyarî ha affermato che il caos in Medio Oriente e la guerra tra l’Iran e Israele devono essere attentamente valutati dal punto di vista dei curdi, e ha chiesto alle realtà politiche curde, specialmente quelle del Rojhilat, di agire insieme in risposta.
“Dopo la rivoluzione ‘Jin, Jiyani Azadî’, è stata stabilita una base più concreta per l’unità tra le forze curde sotto la guida del PJAK. Questa unità è di vitale importanza per il nostro popolo. In questa situazione di guerra, questa solidarietà è di vitale importanza per il nostro popolo”, ha sottolineato.
‘Non siamo parte in causa nella guerra’
Erderyarî ha dichiarato che i curdi del Rojhilat e di altre parti del Kurdistan non vogliono essere coinvolti in alcun modo nella guerra in Medio Oriente, dicendo: “Difendiamo l’approccio politico della ‘terza via’ in Medio Oriente, al di fuori delle strutture di potere esistenti e della politica conflittuale. Difendiamo un modello di governo basato sull’unità e l’amministrazione locale dei popoli. Non siamo parti in causa nella guerra, né vogliamo che i nostri popoli partecipino a questi conflitti. La soluzione sta nella creazione di una vita democratica per tutti i popoli. Proponiamo una vita comune, l’autonomia democratica e la governance locale per tutte le comunità etniche e religiose in Iran, non solo per il popolo curdo. Il regime iraniano mantiene il suo dominio creando contraddizioni tra i popoli. Stiamo perseguendo una politica che eliminerà queste contraddizioni e che si basa sulla solidarietà tra i popoli. Crediamo che una vita comune sia possibile attraverso un sistema democratico, radicato localmente e centrato sulle persone, e vogliamo implementarlo.”
Co-presidente del PJAK: Lotteremo per i nostri diritti in qualsiasi circostanza
18 giugno 2025 – traduzione da: https://anfenglishmobile.com/features/pjak-co-chair-we-will-fight-for-our-rights-under-any-circumstances-79860
Peyman Viyan ha detto i popoli iraniani possono costruire un sistema alternativo con lo spirito di “Jin, Jiyan, Azadî”.
Con l’aumento del pericolo della guerra in Medio Oriente, il 13 giugno Israele ha effettuato attacchi contro siti militari e nucleari in diverse città iraniane, tra cui Tehran, Kermanshah, Tabriz, Qom, Lorestan, e Hamadan. L’uccisione di comandanti e scienziati iraniani di alto rango in questi attacchi ha anche scosso gli equilibri interni del regime iraniano. Sulla scia di questi sviluppi, il Partito per una Vita Libera in Kurdistan (PJAK) ha rilasciato una dichiarazione degna di nota.
Nella sua dichiarazione scritta, il PJAK ha invitato tutti i popoli dell’Iran ad abbracciato l’autogoverno e l’organizzazione democratica. Sottolineando che un’alternativa alla guerra e alla dittatura è possibile, l’organizzazione ha dichiarato: “La libertà arriverà in Iran attraverso la lotta democratica del popolo e la rivoluzione di ‘Jin, Jiyan, Azadî’ (Donna, Vita, Libertà)”.
Il crollo del regime creerà un grande caos nella regione e nel mondo
Peyman Viyan, co-presidente del PJAK, ha sottolineato in un’intervista al quotidiano Yeni Özgür Politika che il crollo del regime iraniano porterebbe grande caos nella regione e nel mondo. Lei ha detto: “Quello che è successo in Iraq, Libia e Siria, si sta ora svolgendo in modo diverso in Iran. La questione dipende in qualche modo dallo stesso regime iraniano. Se il regime resisterà ulteriormente, gli attacchi si intensificheranno. I rami esterni dell’Iran sono stati tagliati e ora i suoi rami interni vengono colpiti uno dopo l’altro. Molti comandanti e ufficiale sono stati uccisi. Il paradigma della Repubblica Islamica è già pieno di contraddizioni. La mentalità del “farsismo” (Fars + Shia) è la più grande contraddizione. Dall’altra parte, i gruppi profittatori all’interno del regime bloccano le forze razionali e modellano la politica secondo i propri interessi. La crisi economica sta esercitando pressioni sia sul popolo che sullo Stato. Inoltre, sta prevalendo una grande siccità. Solo le regioni settentrionali e i Monti Zagros hanno ancora l’acqua. Si teme una grande ondata migratoria da Isfahan, Shiraz e Kerman. Questi fattori, combinati con i recenti attacchi, avranno un impatto importante sulla popolazione. La crisi del regime iraniano porterebbe un grande caos sia nella regione che nel mondo. Pertanto, questo problema viene gestito con molta cautela. Dall’altra parte, la situazione delle forze di opposizione, in particolare nelle forze curde, è diversa e dovrebbe essere affrontata in modo speciale”.
I curdi sono la società più organizzata in Iran
Peyman Viyan ha aggiunto che il popolo curdo è il segmento più organizzato in Iran. Lei ha detto: “I curdi in Iran stanno chiedendo i loro diritti fondamentali. Non sono ‘separatisti’ come sostiene il regime. Attualmente, le persone più organizzate e attente in Iran sono i curdi. Alcune forze cercano di usare la resistenza ‘Jin, Jiyan, Azadî’ per i propri interessi. Tuttavia, durante questo processo, abbiamo agito con molta cautela e abbiamo mostrato la nostra posizione chiara. Questo ha dimostrato come i curdi siano diventati la forza trainante dei cambiamenti sociali e politici. Più di 20 anni fa, il presidente Öcalan disse ‘Il curdo libero è la nuova identità del Medio Oriente’.
Il regime deve capire bene che i curdi chiedono i loro diritti fondamentali. Con il loro paradigma libertario, i curdi pensano in termini più ampi e chiedono i loro diritti fondamentali. Lotteremo per i nostri diritti, indipendentemente dalle condizioni. I curdi sono a favore di un’amministrazione condivisa che possa essere discussa e formulata, non di un conflitto. Allo stesso tempo, i curdi mantengono l’autodifesa e possiedono il potere politico e organizzativo. Non rinunceremo alla nostra identità e ai nostri diritti. Come il presidente Öcalan ha detto, ‘la curdità è ormai una realtà garantita’. Stiamo seguendo la via della verità, e la nostra curdità e la nostra verità”.
Lo Stato turco dovrebbe prima risolvere i propri problemi
Viyan ha risposto all’appello della Turchia che chiede al PJAK di deporre le armi, affermando che tale imposizione è inaccettabile. Viyan ha detto: “Lo Stato turco deve riconoscere il valore dell’appello del presidente Öcalan. Lo Stato turco continua ad agire secondo la sua vecchia mentalità. Deve riconoscere la volontà e la potenza dei curdi. Siamo giunti a questo punto. Il PJAK è un partito che lotta per i diritti dei curdi in Iran. Perché lo Stato turco vuole prendere di mira il PJAK? In molti paesi, le persone sono state influenzate dal paradigma del presidente Öcalan e ne stanno discutendo. Lo Stato turco interverrà in tutto questo?
Interverrà contro tutti coloro che lotteranno secondo questo paradigma a Tehran, in Africa o in America? Questi metodi sono sbagliati. Il PJAK sta combattendo secondo la filosofia e il paradigma del presidente Öcalan; il suo lavoro si basa sulla propria struttura e sui curdi del Kurdistan orientale (Rojhilat). Lo abbiamo detto chiaramente e lo diciamo ancora una volta: continueremo la nostra lotta e faremo tutto il possibile. Per più di un anno, abbiamo rivisto molte delle nostre posizioni, le abbiamo discusse e abbiamo preso decisioni. Abbiamo la forza e il potenziale per adattarci a qualsiasi condizione e situazione. Lo Stato turco dovrebbe prima risolvere i propri problemi”.
Condannare a morte le donne è un crimine contro l’umanità
Viyan ha anche richiamato l’attenzione sulla situazione delle donne affiliate al PJAK Warisha Moradi, Pakshan Azizi e Sharifa Mohammadi, che sono sotto la minaccia di esecuzione in Iran. Ha sottolineato che le condanne a morte emesse nei confronti delle tre donne sono del tutto illegali e ha lanciato un appello alla comunità internazionale: “Pakshan è una giornalista, Sharifa è una militante di sinistra e Warisha è una resistente onorevole. Queste condanne sono il risultato di politiche di vendetta contro le donne che rappresentano la filosofia di ‘Jin, Jiyan, Azadî’. La campagna ‘No all’esecuzione, si a una vita libera’ sta crescendo e continuerà fino a quando le stesse sentenze non saranno annullate”.
Le esecuzioni sono diventate un’arma di difesa per il sistema iraniano
Viyan ha affermato che lo Stato iraniano usa le esecuzioni come metodo per sopprimere la rabbia pubblica, aggiungendo che solo nel 2024, 31 donne sono state giustiziare e centinaia di prigionieri politici stanno affrontando la stessa minaccia.
KJAR: la libertà no verrà ottenuta con la guerra tra stati-nazione ma grazie alla lotta democratica delle donne
18 giugno 2025 – traduzione da: https://anfenglishmobile.com/women/kjar-the-democratic-struggle-of-women-will-lead-to-freedom-not-war-between-nation-states-79868
KJAR invita tutte le donne che lavorano in partiti e organizzazioni libertarie a collaborare e ad essere una sola voce delle donne iraniane con lo slogan: “Senza la presenza delle donne, non si può parlare di un futuro libero per l’Iran.”
In una dichiarazione sulla guerra in corso tra Israele e l’Iran, la KJAR (Società delle donne libere del Kurdistan dell’est) ha sottolineato che le guerre tra stati-nazione non porteranno alla libertà per la società. Di seguito riportiamo la dichiarazione della KJAR di mercoledì:
“Nel quinto giorno della guerra tra Iran e Israele, Israele ha lanciato pesanti attacchi contro i centri militari, i media statali e gli ospedali in varie città iraniane. Per rappresaglia la Repubblica islamica ha sferrato a sua volta diversi attacchi. È chiaro che la guerra continuerà, causando ulteriori vittime e distruzioni.
La guerra in corso è il risultato di politiche progettate da tempo dal sistema capitalista che hanno lo scopo di creare un nuovo scenario geopolitico in Medio Oriente – questa volta prendendo di mira il regime iraniano. La guerra di Israele contro l’Iran ha lo scopo di forzare il regime a fare cambiamenti che si allineino con l’ordine globale. In altre parole, l’obiettivo dei recenti negoziati era quello di legittimare gli attacchi di questi giorni.
Nelle guerre tra stati-nazione, sono le società, e in particolare le donne e i bambini, coloro che pagano il prezzo più alto. Il conflitto tra Israele e l’Iran non fa eccezione. Tuttavia, è importante ricordare che la Repubblica islamica per anni ha condotto una guerra contro la sua stessa società, in particolare contro le donne, attraverso esecuzioni, femminicidi e diffusione di povertà e disoccupazione. La rottura tra la Repubblica islamica e la società, in particolare le donne, si è verificata molto tempo fa, e questa guerra non farà che rendere questa divisione più visibile e accentuata.
Deve essere chiaro che questa guerra non è una guerra di liberazione della società, e tanto meno delle donne. Le richieste della popolazione, in particolare delle donne, non hanno nessuna importanza per Israele o per l’Iran. I rappresentanti degli stati nazione che recitano slogan come ‘Jin, Jiyan, Azadî’ (Donna, Vita, Libertà) non possono liberare o promettere un futuro migliore alla società, soprattutto quando non hanno una reale comprensione dell’importanza delle lotte delle donne.
Bisogna ricordare che ‘Jin, Jiyan, Azadî’ non può essere uno slogan destinato a conquistare l’opinione pubblica in Iran, soprattutto tra le donne, ma è invece l’esperienza vissuta da donne e uomini che hanno rischiato la propria vita negli ultimi tre anni e trasformato le strade in un campo di battaglia per la libertà.
I movimenti democratici guidati dalle donne hanno dimostrato che i loro obiettivi sono allineati con la creazione di una vita libera per tutti i segmenti della società iraniana. Tuttavia, per raggiungere questi obiettivi è necessario abbandonare centralismo, dogmi religiosi, patriarcato e nazionalismo. La guerra tra gli stati-nazione e il sistema capitalistico globale offrono alle donne solo una scelta tra il male e il peggio, ed entrambi sono loro imposti. Tuttavia, le donne non solo si sono opposte a questa mentalità, ma sono anche diventate portabandiera e leader nella lotta per la libertà e la democrazia in Iran, in Medio Oriente e oltre.
La rivoluzione Jin, Jiyan, Azadî è un chiaro esempio della leadership delle donne verso la democratizzazione della società.
KJAR sottolinea l’importanza di organizzare la base nella ricerca della libertà per la società, e in particolare per le donne. In mezzo a una guerra di poteri autoritari e sistemi patriarcali, KJAR sottolinea che non c’è nessun barlume di luce, libertà o uguaglianza. Pertanto, KJAR chiede alle persone e ai gruppi iraniani di unirsi ed essere solidali, creando comitati e organizzazioni popolari in tutto il paese.
KJAR invita tutte le donne che lavorano in partiti e organizzazioni libertarie a collaborare e ad essere una sola voce per le donne iraniane. La formazione di strutture transpartitiche nel Kurdistan e di organizzazioni transnazionali in tutto l’Iran è un passo cruciale verso l’instaurazione della democrazia. Senza la presenza delle donne, non si può parlare di un futuro libero per l’Iran.”

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