Questo articolo è stato scritto da Henri Sulku per Turning Point Magazine (turningpointmag.org) il 10 luglio 2024. La traduzione è ad opera di Rete Jin.
Foto in copertina: ©-STJ https://stj-sy.org/en/syria-satellite-images-reveal-extensive-logging-in-114-forest-patches-in-afrin/
Mentre la primavera diventa estate, l’Amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale (DAANES) affronta la stagione più precaria dell’anno per l’agricoltura. Deve garantire il raccolto annuale di grano in una regione colpita dal surriscaldamento climatico e dal grave impoverimento delle riserve idriche naturali. Nel frattempo, la guerra civile siriana ha provocato contaminazione dei terreni, insicurezza alimentare cronica e danneggiamento delle infrastrutture. Le risorse scarseggiano a causa dell’assedio militare ed economico imposto alla regione autonoma dai suoi vicini: governo centrale siriano, Turchia e Partito Democratico del Kurdistan (KDP) nella confinante Regione del Kurdistan Iracheno.
Il nord-est della Siria è tra i territori più gravemente colpiti1 dal cambiamento climatico, ulteriormente aggravato da 13 anni di guerra e da decenni di politiche agroindustriali distruttive2 del regime baatista siriano. Se non si cambia rotta in modo rapido e radicale il deserto siriano, in costante espansione, ridurrà la parte siriana della mezzaluna fertile a un arido e inabitabile altopiano di sabbia.
Un preludio alla catastrofe che si prospetta è già stato sperimentato tra il 2006 e il 2009, quando la Siria è stata colpita da tre anni consecutivi di siccità. Secondo i dati delle Nazioni Unite3, la siccità ha privato 800.000 agricoltori dei loro mezzi di sussistenza e i pastori hanno perso fino all’80-85% del loro bestiame. Complessivamente, fino a tre milioni di persone sono cadute nella “povertà estrema”, soprattutto nei governatorati di Hasakah, Deir ez-Zor e Raqqa. Nata dalla rivoluzione curda del Rojava4 nel 2012, la DAANES è arrivata gradualmente a comprendere la maggior parte di questi governatorati colpiti dalla siccità, trasformandosi in una confederazione multietnica che si estende a tutto il Nord-Est del Paese. Oltre a contrastare i problemi del cambiamento climatico e risanare il territorio dai danni lasciati dal governo baathista, rovesciato a livello locale, la DAANES si propone di costruire una società rivoluzionaria ed eco-socialista, un esempio che il mondo intero potrebbe seguire.
Oltre al cambiamento climatico, ci sono minacce più sinistre e urgenti che l’assediata confederazione autonoma deve fronteggiare. Il fragile stato dell’ecologia e dell’agricoltura del Paese è stato utilizzato come arma dalle fazioni coinvolte nella guerra civile, spesso senza un chiaro obiettivo militare, che hanno preso di mira l’ambiente e la popolazione civile. Per la vicina Turchia, il logoramento ecocida è diventato una componente importante delle sue operazioni transfrontaliere.
“Non sappiamo cosa vogliano da noi e perché nutrano tanto odio e cattiveria nei nostri confronti”, ha lamentato un agricoltore curdo5, Faris Muhammad Ali Sayyid Salo, ai media locali il 4 giugno 2024, mentre ispezionava i danni nella sua fattoria. La notte precedente, il suo terreno agricolo di 20 ettari, situato vicino al confine turco, era stato dato alle fiamme. Il sostentamento di circa 20 famiglie dipendeva dal raccolto della fattoria, che ora è in cenere. Nell’attacco sono stati bruciati in totale 80 ettari di campi di grano in tre villaggi di confine nelle campagne di Qamishlo e Amûdê.
L’incendio dei campi coltivati durante la stagione calda e secca del raccolto affligge la regione6 da quando il gruppo terroristico ISIS è stato sconfitto a Kobane nel 2015. Durante la ritirata, le cellule clandestine dell’ISIS si infiltravano nei terreni agricoli dietro le linee del fronte e li incendiavano nel buio delle notti estive. Nel 2019 incendi apocalittici hanno devastato 40.000 ettari7 in tutto il Nord-Est della Siria, mentre l’ISIS organizzava un’ultima, furiosa difesa dei territori conquistati. Negli anni successivi, la tattica della terra bruciata è stata adottata dall’esercito turco e impiegata nella sua offensiva sulla regione.
Secondo il Rojava Information Center (RIC), un istituto di ricerca e comunicazione indipendente della regione, la devastazione delle aziende agricole nelle campagne di Qamishlo e Amude all’inizio di giugno è tipica della più recente ondata di attacchi ai danni dell’agricoltura della regione. A differenza del 2019, la maggior parte degli incendi di quest’anno è stata causata da colpi di artiglieria, sparatorie e incendi dolosi provenienti dai territori occupati dalla Turchia o dal lato turco del confine. In alcuni casi, gli attacchi dei droni hanno preso di mira veicoli che hanno incendiato l’ambiente circostante.
“È improbabile che l’ISIS sia collegato a questi incendi, poiché è attivo soprattutto nelle zone meridionali, in particolare a Deir ez-Zor, mentre tutti gli incendi [quest’anno] sono avvenuti nelle zone settentrionali e occidentali del territorio di DAANES”, ha riferito Mario del RIC8 a Turning Point. In alcuni casi, testimoni oculari hanno identificato i responsabili come soldati turchi. Tuttavia, è spesso impossibile accertare se un incendio sia stato appiccato dall’esercito turco o dalle sue forze siriane per procura, il cosiddetto Esercito nazionale siriano (SNA).
Quest’anno, DAANES ha inviato almeno 83 brigate antincendio d’emergenza per proteggere i suoi vasti terreni agricoli durante la stagione del raccolto. Le brigate hanno domato 300 incendi di colture solo nei terreni agricoli intorno alla città di Manbij, che erano stati intensamente presi di mira a causa della loro vicinanza alla zona di Al-Bab-Jarablus, occupata dai turchi. Nonostante gli sforzi, tra il 19 e il 21 maggio i continui bombardamenti di artiglieria hanno sopraffatto le brigate e il conseguente incendio ha consumato fino a 1.500 ettari di terreno agricolo9, tra cui 18.000 ulivi.

L’agricoltura e l’allevamento costituiscono la spina dorsale dell’economia nel nord-est siriano e, quindi, anche il suo ventre molle. Prima della guerra civile, i 750.000 ettari di terreno coltivato della regione producevano cereali per l’intera Siria. Quest’anno, le Nazioni Unite stimano10 che 16,7 milioni di siriani, quasi il 75% della popolazione, avranno bisogno di aiuti umanitari, poiché nell’ultimo decennio la produzione agricola si è dimezzata. L’iperinflazione11 della sterlina siriana ha ulteriormente aggravato questa crisi umanitaria, con un aumento dei prezzi dei generi alimentari del 116% soltanto lo scorso anno.
Per il secondo anno consecutivo, la DAANES ha annunciato che acquisterà l’intero raccolto di grano della regione per provvedere al nutrimento degli abitanti e mantenere i prezzi sotto controllo. Il prezzo standardizzato, 0,31 dollari al chilo al cambio attuale, è un compromesso faticoso tra i crescenti costi di produzione degli agricoltori, il potere d’acquisto in calo della popolazione e l’invariabile bisogno di pane e farina di tutti. Nonostante le piogge relativamente buone di quest’anno, qualsiasi incendio di vaste proporzioni durante il periodo cruciale del raccolto potrebbe rompere questo fragile equilibrio e far sprofondare intere comunità nell’insicurezza alimentare o nella carestia.
“La dimensione degli incendi senz’altro minaccia la sovranità alimentare dell’intera regione e indebolisce la capacità della DAANES di scambiare [i prodotti agricoli] con altri beni di prima necessità per la popolazione”, ha commentato Mario.
Secondo la locale Hawar News Agency12, a metà di giugno di quest’anno sono stati bruciati in totale 2.443 ettari fra campi coltivati e frutteti nei territori autonomi, un’area pari a circa 4.000 campi da calcio. Anche se la fine dell’estate è ancora lontana, il Centro d’informazione del Rojava stima già che quest’anno segnerà un aumento dei danni causati dagli incendi alle colture. Le stime non includono i territori occupati dalla Turchia, dove ONG e media non possono operare in modo indipendente. Diverse fonti vicine alla DAANES affermano che i danni ambientali sono ancora più diffusi in queste aree.
“Secondo le nostre statistiche, il 60-65% delle aree verdi di Afrin sono state bruciate, tagliate o distrutte in altro modo durante l’occupazione [turca]”, ha dichiarato Ibrahim Şêxo al telefono. Şêxo è il presidente dell’Organizzazione per i diritti umani di Afrin (HROA), che si dedica a documentare le violazioni dei diritti umani in questa regione altrimenti isolata.
Situata nell’angolo nord-occidentale della Siria, Afrin è una regione montuosa nota per la produzione di olio d’oliva e per le ampie aree boschive13. La Turchia ha occupato la regione nel 2018 a seguito di un’invasione militare durata due mesi che ha causato lo sfollamento dei 300.000 Curdi della regione. Da allora, Afrin è governata da una pluralità di milizie islamiste, ognuna delle quali controlla una piccola zona territoriale sotto la supervisione dei funzionari turchi. La regione è segnata da lotte intestine e guerre per il territorio tra le milizie, accaparramenti illegali di terre e gravi violazioni dei diritti umani.

Grazie alla sua vasta rete di fonti rimaste nell’area, HROA è una delle poche organizzazioni per i diritti umani con informazioni dirette da Afrin. I suoi dati sono in linea con la ricerca dell’organizzazione pacifista olandese PAX14, che ha riportato una perdita del 56% della copertura arborea ad Afrin un anno prima, nel marzo 2023, sulla base di un’analisi delle immagini satellitari della regione.
“Quest’anno, Afrin ha visto il maggior numero di sradicamenti e incendi dal 2019. Se qualcosa non era già bruciato, ora lo è”, ha sospirato Şêxo. Secondo i registri dell’associazione, nei soli mesi di maggio e giugno sono bruciati 15 ettari di foresta nel distretto di Jindires ad Afrin, più di 10 ettari nel distretto di Rajo e 150 ettari sulla montagna Hawrê tra Rajo e Bulbul.
Si ritiene che l’intensa deforestazione di Afrin sia legata al disboscamento illecito che fornisce materiale da costruzione e da riscaldamento per i nuovi insediamenti illegali15, alcuni dei quali sono stati costruiti direttamente sulle aree forestali rase al suolo. L’invasione turca è stata seguita dal trasferimento di oltre 750.000 coloni arabi e turcomanni, in quello che le organizzazioni per i diritti umani hanno definito come cambiamento demografico o pulizia etnica.

Inoltre, Şêxo ritiene che la distruzione ambientale sistematica della regione sotto il controllo turco sia legata all’ingegneria demografica.16 “L’obiettivo della Turchia è cancellare l’identità nazionale di Afrin. In termini di popolazione, alberi e campi, vogliono cancellare la millenaria identità curda della regione”, ha affermato.
L’insopportabile intensità della guerra a “bassa intensità
Dopo la sua ultima incursione su larga scala, la Turchia ha condotto quella che gli esperti chiamano “guerra a bassa intensità” contro la regione. In altre parole, un’aggressione sistemica che rimane al di sotto dell’intensità di una guerra convenzionale. Per molti aspetti, l’approccio di Ankara17 si ispira al “modello israeliano” di espansione coloniale nei territori palestinesi. Per la sua natura occulta, la guerra a bassa intensità tende a evitare l’attenzione e le proteste internazionali. Ciò ha permesso alla Turchia di esercitare una pressione continua contro la regione autonoma del Rojava senza essere messa in discussione sulla scena internazionale.
“L’occupazione, la guerra a bassa intensità e l’ecocidio mirano tutti allo stesso obiettivo: costringere la popolazione a lasciare le proprie terre, svuotandole”, ha dichiarato Luqman Guldive, un sociologo che ha visitato la regione a maggio e giugno. Negli ultimi 15 anni, Guldive si è concentrato sul Kurdistan e ha studiato l’ecocidio come parte della guerra contro i Curdi nel nord-est della Siria.
Oltre agli scontri militari localizzati, Guldive elenca il blocco economico, gli omicidi mirati di funzionari civili e militari, gli attacchi selettivi contro le infrastrutture e la guerra di propaganda tra i metodi principali della guerra a bassa intensità della Turchia. In particolare, le tattiche includono anche i già citati reati di ecocidio, come l’incendio di foreste e terreni agricoli.
“La Turchia usa questi metodi per aggravare gli effetti del cambiamento climatico”, ha spiegato Guldive, che ha aggiunto: “Tutti questi metodi di guerra non solo sono intersecati, ma stanno in relazione, sono parte l’uno dell’altro”.
Nonostante sia etichettata come guerra a bassa intensità, per la popolazione civile l’intensità non è affatto bassa. Molte delle tattiche impiegate sono considerate crimini di guerra nel contesto di una guerra convenzionale, poiché prendono di mira principalmente la popolazione civile e le infrastrutture. Nel contesto di conflitti prolungati e a bassa intensità, esse passano inosservate se la comunità internazionale non identifica le aggressioni apparentemente isolate come fattori di una guerra sistematica o se la sua attenzione è concentrata altrove.
Tra il 5 ottobre 2023 e il 15 gennaio 2024, mentre gli occhi del mondo erano rivolti a Gaza, le forze aeree turche hanno effettuato 650 attacchi aerei contro 250 siti nel territorio della DAANES. Con una media di sei attacchi al giorno, Make Rojava Green Again (MRGA) descrive la campagna come “la peggiore escalation dal 2019”. Durante l’inverno, l’organizzazione ha documentato i danni provocati dagli attacchi aerei nella regione di Cizire e ha pubblicato i risultati nel rapporto We Will Defend This Life, We Will Resist on This Land – Building a Social-Ecological Life under Attacks (Difenderemo questa vita, resisteremo su questa terra – Costruiremo una vita socio-ecologica sotto attacco)18
“Naturalmente è legato alla [guerra in] Palestina”, ha dichiarato in un’intervista Ferzad, membro del team MRGA che ha redatto il rapporto. Ha proseguito spiegando come tutti gli sviluppi in Medio Oriente siano intimamente connessi, poiché le potenze regionali e internazionali cercano di espandere il loro controllo e la loro influenza, spesso sfruttando le situazioni che aprono altri conflitti regionali. Ferzad ha descritto la situazione come una “Terza guerra mondiale”, una versione del XXI secolo della guerra globale, che viene già combattuta19 con diverse intensità dall’Ucraina e Medio Oriente all’Africa e Taiwan.
Proprio come le campagne aeree russe in Ucraina nell’inverno 2022-23, la maggior parte degli attacchi turchi ha preso di mira le infrastrutture energetiche vitali del nord della Siria: il rapporto ha documentato la distruzione di 18 stazioni idriche e 17 impianti elettrici, oltre a ospedali, scuole, siti industriali e strutture per la produzione e lo stoccaggio di cibo. Il 17 gennaio 2024, la DAANES ha condannato20 i raid aerei definendoli una “politica di genocidio, distruzione ed eliminazione della sicurezza della regione”. Due giorni prima, due milioni di persone erano state private del gas e dell’elettricità con temperature quasi glaciali.
Diverse fonti nella regione affermano che gli attacchi turchi contro le infrastrutture energetiche e l’agricoltura mirano a spingere la Siria nord-orientale verso il punto di rottura ambientale e in un circolo vizioso di sopravvivenza. “Le risorse e gli sforzi della DAANES sono e saranno forzatamente indirizzati principalmente verso azioni di riparazione e ripristino urgenti, invece di progredire nella costruzione di un sistema ecologico”, conclude il rapporto MRGA.
“Come risultato degli attacchi [contro gli impianti petroliferi], la gente ha iniziato a bruciare olio di bassa qualità nei generatori domestici”, ha detto Jiyan, che, insieme a Ferzad, ha analizzato l’impatto regionale degli attacchi. Ha spiegato come il petrolio non raffinato sia più inquinante e meno efficiente dal punto di vista energetico rispetto a quello raffinato, e come i generatori domestici siano più inquinanti delle stazioni energetiche, intossicando di fatto gli utenti nel lungo periodo.
“Gli attacchi contro gli impianti petroliferi hanno causato anche la contaminazione del suolo nelle aree circostanti e gli impianti incendiati hanno inquinato l’aria con sostanze intossicanti”, ha continuato Jiyan, descrivendo un impatto a cascata prossimo al collasso infrastrutturale. Secondo quanto riferito, gli agricoltori lungo il fiume Khabur21 hanno interrotto l’irrigazione questa primavera a causa della contaminazione da petrolio del fiume, sperando nelle piogge per mantenere in vita i loro raccolti. Anche l’irrigazione con acqua di falda è ridotta, a causa dei crescenti timori di alcuni agricoltori che il petrolio non raffinato e di bassa qualità possa danneggiare o distruggere le loro costose attrezzature di pompaggio, per le quali i pezzi di ricambio sono scarsamente disponibili.
Il petrolio è diventato un’ancora di salvezza per la regione da quando la Turchia ha rotto i protocolli di condivisione dell’acqua con la Siria22 e ha iniziato a interrompere il flusso d’acqua verso il Paese intorno al 2014. Il nord-est della Siria, dove vivono circa 4-6 milioni di persone, era solito generare il 75% dell’elettricità tramite impianti idroelettrici, soprattutto lungo il fiume Eufrate. Attualmente il flusso dell’Eufrate23 è pari a circa 200 metri cubi al secondo, ovvero solo il 40% della quantità prevista, rendendo le centrali idroelettriche parzialmente, se non completamente, inutilizzabili. Secondo il Centro d’informazione del Rojava, la fornitura di elettricità va e viene in modo imprevedibile, totalizzando al massimo “poche ore al giorno”. Inoltre, la soppressione dei flussi fluviali aggiunge una dimensione artificiale alla crisi idrica24 regionale, insieme alla diminuzione delle precipitazioni e dell’accesso all’acqua potabile.
A differenza della disastrosa siccità del 2006-2009, l’impatto del cambiamento climatico sull’attuale scarsità d’acqua è indistinguibile da quello della guerra ecocida. Sebbene la Turchia neghi di aver usato l’acqua come arma, l’anno in corso segna il quarto anno consecutivo di siccità, con flussi fluviali intenzionalmente soppressi. Il 3 luglio, USAID ha descritto25 la prolungata aridità come “la peggiore siccità degli ultimi 70 anni”, confermando la valutazione dell’International Rescue Committee 26 di due anni prima.
Al momento in cui scriviamo, le temperature estive stanno superando i 40 gradi centigradi e la carenza d’acqua sta spingendo la Siria nord-orientale sull’orlo del baratro. Oltre all’impatto immediato sull’agricoltura e sulla natura, la riduzione e il ristagno delle acque hanno portato la qualità dell’acqua a livelli non potabili e a nuovi focolai di malattie trasmesse dall’acqua e dalle zanzare, come il colera27 e la leishmaniosi28.
Guldive ha descritto una crisi sanitaria emergente nella città di Hasaka, il cui approvvigionamento idrico29 è soggetto all’occupazione turca. Il capoluogo di provincia, che ospita circa 600.000 persone, molte delle quali sfollate, sta razionando l’acqua potabile e quella non potabile, quest’ultima per altre necessità domestiche come il bucato e il giardinaggio. “Quando ero lì, molte persone sono state curate negli ospedali perché avvelenate da acqua non potabile”, ha detto, descrivendo la situazione come un genocidio.
Tra genocidio e desertificazione: “Una rivoluzione ecologica è l’unica soluzione a lungo termine”
Per anni la Siria del Nord-Est è stata intrappolata in ciò che Alan J Kupermann, professore dell’Università del Texas ad Austin ed esperto di cause e prevenzione di genocidi, ha recentemente descritto30 come un pattern storico: i genocidi tendono a svilupparsi con le sembianze di lotta al terrorismo. Kupermann ha evidenziato che il pattern ha caratterizzato i tre genocidi più recenti riconosciuti dagli USA in Darfur, Myanmar e Cina, sollevando preoccupazione sugli sviluppi attuali a Gaza. La situazione in Siria del Nord-Est ha tutte le caratteristiche e tutti i segnali di pericolo del pattern di Kupermann. Al centro del conflitto ci sono i legami tra la DAANES e il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), che ha guidato la battaglia dei Curdi per i diritti culturali e politici in Turchia dalla fine degli anni ‘70 del secolo scorso. In seguito al colpo di stato militare del 198031 e la soppressione della vita politica nel Paese, il PKK si è rivolto alla lotta armata. La Turchia – e per estensione i suoi alleati occidentali della NATO – ha da allora designato l’organizzazione come terrorista, anche se le basi legali per questa classificazione sono state contestate32. Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha ripetutamente minacciato la Siria del Nord-Est di una rinnovata invasione su larga scala per contrastare “l’influenza del PKK”. Il 15 giugno 2024, Erdogan ha parlato con dei giornalisti dopo il ritorno dal summit del G7, dichiarando: “Non esiteremo mai a fare ciò che è necessario per raggiungere questo obiettivo.” L’escalation degli attacchi transfrontalieri ha avuto luogo tra le lamentele contro le preparazioni della DAANES per tenere le elezioni municipali. Programmate per agosto, sarebbero state le prime elezioni municipali unificate dell’intera Siria del Nord-Est, liberata da ISIS nel 2019. Mentre per le circoscrizioni della DAANES il voto rappresenta un traguardo storico nella regione multietnica e distrutta dalla guerra, il governo di Erdogan lo vede come “una mossa per legittimare un’organizzazione terrorista.” Le elezioni seguono un processo durato anni in cui le comunità costituenti – per lo più Arabi, Curdi, Siriaci e Armeni – hanno steso un nuovo Contratto Sociale33 per regolare la vita sociale e politica del territorio de-facto autogovernato. Il Contratto Sociale sancisce un sistema politico basato sul Confederalismo Democratico, una prospettiva di autogoverno democratico articolata da Abdullah Öcalan34 , il leader incarcerato del PKK. A partire dall’eredità del socialismo democratico e federale, Öcalan ha proposto un sistema di governo decentralizzato che si fonda sulla democrazia diretta, sulla liberazione delle donne e sull’ecologia, una soluzione pacifica e politica alla questione dell’autodeterminazione dei Curdi in Turchia, Siria, Iran e Iraq. Durante l’apice dell’espansione di ISIS, intorno al 2014-15, il PKK ha inviato migliaia delle sue unità di guerrilla per fermarne l’avanzata nella Siria del Nord-Est, e per proteggere la popolazione dalla pulizia etnica. Grazie all’intervento del PKK, le milizie locali Unità di Difesa del Popolo (YPG) e Unità di Difesa delle Donne (YPJ) sono state in grado di impedire che la regione cadesse nelle mani di ISIS. In seguito, la prospettiva di autonomia locale e democrazia confederata di Öcalan e del PKK si è radicata in molte delle comunità difese oltre a quelle curde.
In particolare Siriaci, Ezidi, Armeni e Arabi hanno abbracciato il confederalismo democratico come un’alternativa ai decenni di oppressione statale, tensioni etniche, e mancata protezione di fronte al genocidio di ISIS. Pur fronteggiando attacchi su ogni fronte, la DAANES crede che il confederalismo democratico sia l’unica proposta realistica per mettere una fine alla sanguinosa guerra civile in Siria tramite mezzi pacifici e democratici. Inoltre la Commissione Ecologica dell’Amministrazione afferma35 che la prospettiva di un’ecologica comunale/sociale sarebbe esattamente il cambiamento rapido e radicale di cui la regione necessita per prevenire la desertificazione e mantenere la Siria abitabile a lungo termine. Ad aprile, la DAANES ha tenuto la prima Conferenza di Ecologia generale nonostante gli attacchi transfrontalieri. Per rompere il ciclo di riparazione e sopravvivenza, quasi 120 delegat* dall’amministrazione, ONG e altri gruppi di interesse – anche esteri – si sono trovati a Qamishlo per analizzare le sfide climatiche più profonde che la regione deve affrontare. Si è discusso di soluzioni per “sviluppare una cultura di agricoltura ecologica come passo per porre fine all’occupazione nel Nord-Est della Siria” e “condurre una lotta ecologica a fianco della lotta contro il capitalismo e il colonialismo.” Secondo Jiyan, che fa parte di MRGA, e che ha partecipato alla conferenza, gli attacchi turchi che hanno lasciato le infrastrutture in rovina sono state seguite da una volontà di “spingere ulteriormente avanti la rivoluzione” e trovare soluzioni pratiche ai problemi urgenti, senza però perdere di vista la strada a lungo termine. Jiyan afferma che ora la popolazione sta tentando di trasformare la distruzione delle infrastrutture energetiche in un passo verso una produzione di energia più ecologica e decentralizzata, mettendo fondi in comune per installare pannelli solari nonostante i costi relativamente alti. “Oltre ad essere più ecologico, un sistema di pannelli solari decentralizzato è più resiliente agli attacchi,” sostiene Jiyan. Ha elencato anche campagne di rimboschimento, produzione di fertilizzante organico36 domestico, nuovi metodi per irrigare37, ed esperimenti con nuove piante e metodologie di coltivazione; esempi di nuove iniziative nate durante lo scorso inverno. Navigando tra intensi pericoli ambientali e militari, la confederazione sotto assedio si è posta l’obiettivo di diventare auto-sufficiente agronomicamente38 mantenendo al contempo l’equilibrio ecologico della regione. “Curdi, Arabi e Armeni sono popoli molto resilienti. E non vogliono lasciare le loro terre,”, ha concluso Guldive. Dopo aver visitato la regione per un mese, la sua voce era già contraddistinta dalla particolare combinazione di stanchezza e dignità che distingue la parlata locale nella regione lacerata dalla guerra che rifiuta di piegare la sua testa. “Non voglio idealizzare la situazione, ma c’è una rivoluzione in atto. C’è molta azione, c’è speranza.”
Time to Tackle Climate Change in Northeast Syria – The Tahrir Institute for Middle East Policy (timep.org) ↩︎
Ibrahim Esed: Ecological genocide continues – Co-operation in Mesopotamia ↩︎
SYRIA: Drought pushing millions into poverty – Syrian Arab Republic | ReliefWeb ↩︎
The Rojava Revolution – A Decade On – Rojava Information Center ↩︎
ANHA (hawarnews.com) ↩︎
Syria’s Wheat Fields Ablaze as Fighting Spreads — Syria Deeply (thenewhumanitarian.org) ↩︎
Fires consume thousands of hectares of farmland in northeast Syria; No end in sight (syriadirect.org) ↩︎
ScharoMaroof su X: “Turkish soldiers have been caught setting fire to fields in Qamishlo (Rojava, AANES; Syria) throwing incendiary bombs across the border-Wall at the Syria/Turkey border (Qamishlo city/Nusaybin) https://t.co/qhOH2sKzXS” / X ↩︎
ANHA (hawarnews.com) ↩︎
Unprecedented 16.7 Million Syrians Need Life-Saving Aid, Secretary-General Tells Brussels Conference, Urging International Community to Supply $9 Billion Needed | Meetings Coverage and Press Releases ↩︎
SCPR’S Annual Bulletin for Consumer Price Index and Inflation in Syria 2023 – Syrian Center for Policy Research SCPR (scpr-syria.org) ↩︎
ANHA (hawarnews.com) ↩︎
“Everything is by the Power of the Weapon”: Abuses and Impunity in Turkish-Occupied Northern Syria | HRW ↩︎
PAX_axed_and_burned.pdf (paxforpeace.nl) ↩︎
Assessing Turkey’s “Resettlement” Plans in Syria under the Law of Occupation (justsecurity.org) ↩︎
Escalating violations in Syria’s Afrin – The Ceasefire Centre for Civilian Rights ↩︎
Final_low_en.pdf (riseup4rojava.org) ↩︎
“We will defend this life, we will resist on this land” – Make Rojava Green Again ↩︎
brochure_english_web_f1657d0160.pdf (democraticmodernity.com) ↩︎
ANF | Cizre Autonomous Administration: Turkish state’s terror will not be able to break our will (anfenglish.com) ↩︎
Oil slicks blamed on Turkish strikes blight northeast Syria river (france24.com) ↩︎
Weaponization of water: Turkey flexes its muscles over Syria and Iraq (thecradle.co) ↩︎
Turkey’s hydropolitics lowers water flows to Syria by 40% (npasyria.com) ↩︎
How northern Syria’s triple water crisis is exacerbating its people’s woes | Middle East Institute (mei.edu) ↩︎
USAID Middle East su X: “#Syria is seeing the worst #drought in more than 70 years, impacting crops and food security. @USAID is helping farmers in northeastern Syria adapt to the shocks of #ClimateChange: (1/2) https://t.co/KodFIb7eVt” / X ↩︎
Syria 11 years on: Hunger, drought and a collapsing economy threaten more misery for millions, the IRC warns | International Rescue Committee (IRC) ↩︎
Fighting Cholera in 2024: What You Should Know | International Medical Corps ↩︎
WHO EMRO | Leishmaniasis | Priority areas | Syria site ↩︎
ANF | Turkey continues to cut off water supply to Alouk Station in Hesekê (anfenglishmobile.com) ↩︎
https://www.theguardian.com/commentisfree/2024/apr/16/gaza-civilian-deaths-genocide ↩︎
https://medyanews.net/witnesses-to-12-september-military-coup-turkeys-system-today-built-on-military-constitution/ ↩︎
https://www.brusselstimes.com/92787/belgian-government-defies-ruling-of-its-supreme-court-on-pkk ↩︎
https://rojavainformationcenter.org/2023/12/aanes-social-contract-2023-edition/ ↩︎
https://dckurd.org/2018/07/23/abdullah-ocalan/ ↩︎
https://mesopotamia.coop/ibrahim-esed-ecological-genocide-continues/ ↩︎
https://mesopotamia.coop/kobane-environmental-authority-starts-two-projects-on-organic-fertilizer-production/ ↩︎
https://mesopotamia.coop/rojava-drip-irrigation-against-desertification/ ↩︎
https://mesopotamia.coop/aanes-organizes-agricultural-plan-for-self-sufficiency-in-ne-syria ↩︎


Lascia un commento