Per capire i retroscena degli attacchi ai quartieri curdi di Sheikh Mahsoud ed Ashrafiya ad Aleppo, riportiamo un’intervista con Foza Yusif, componente del consiglio di presidenza del PYD e copresidente del comitato che porta avanti i dialoghi con il governo provvisorio di Damasco. Yusif riporta il punto di vista del comitato, spiegando perchè pensano che gli attacchi siano parte di un piano internazionale più ampio.
L’intervista è stata fatta a Foza Yusif da Ciwana Cumaa ed è apparsa sulla televisione Ronahi. (https://youtube.com/watch?v=EBhc8NpnT8M&si=SFYzVdczvyAD7LjS)
C.: “Signora Foza, inizio da questa domanda: dietro le quinte della guerra di heikh Mahsoud ed Ashrafiya cosa c’e stato? Il 4 di gennaio voi avete avuto un incontro a Damasco, dopo di questo, il 6 gennaio, sono iniziati gli attacchi. Dietro le quinte di questa guerra cosa c’è?”
F.: “Prima di rispondere alla vostra domanda voglio, tramite la persona del compagno Ziyad, ricordare con rispetto e affetto tutti gli eroi e le eroine, i/le martiri che hanno preso parte alla resistenza di Sheikh Mahsoud ed Ashrafiya: mi inchino di fronte a loro. Auguro poi ai/alle feriti/e pronta guarigione.
Se parliamo di quello che è successo dietro le quinte, ci sono molte ragioni, molte cose che accadono nella regione, che hanno portato a questo risultato, che in particolare hanno i propri effetti nel Nord-Est della Siria. Da quando, un anno fa, la situazione in Siria è cambiata, fino ad oggi, sosteniamo la necessità di risolvere i problemi tramite la via del dialogo e della pace. Abbiamo sempre insistito in questa direzione e su questa base abbiamo firmato accordi, ma abbiamo visto che successivamente ad essi si sono verificati interventi esterni e cambiamenti nella situazione. Per esempio, nei dialoghi sucessivi all’1 Aprile, abbiamo avuto discussioni molto positive su molti punti: Sheikh Mahsoud ed Ashrafiya venivano considerati quartieri curdi la cui autonomia doveva essere difesa, e dovevano poter avere le forze di sicurezza interne (Asayis). L’atteggiamento era tanto positivo che inizialmente c’è stata la proposta, da parte del rappresentante del governo provvisorio di Damasco, che la vicina municipalità siriana venisse amministrata da chi amministrava Sheikh Mahsoud ed Ashrafiya. Mano a mano che il tempo passava, come se mani nascoste intervenissero nell’ombra per rovinare i dialoghi, si sono verificate diverse pratiche contro entrambi i quartieri: dall’embargo fino a posti di blocco militari, la gente e le forze di sicurezza interne sono state presa di mira… Anche se non faceva parte degli accordi dell’1 aprile, hanno chiesto di costruire un posto di blocco condiviso [all’entrata del quartiere]: l’assemblea di Sheikh Mahsoud, per evitare ripercussioni e vendette sulla sicurezza interna dei quartieri, ha acconsentito. Dopo, Damasco ha dichiarato che nemmeno questo era sufficiente, dovevano togliere il posto di blocco degli Asayis che era posizionato dopo quello condiviso, così l’assemblea di Shekh Meqsud d’accordo con le Asayis di entrambi i quartieri hanno deciso di toglierlo. Quello che voglio dire è che i dialoghi sono sempre stati presenti, per esempio i vigili di Sheikh Mahsoud hanno deciso di indossare le stesse uniformi utilizzate nel resto di Aleppo, e questi erano tutti passi pratici e scelti per poter lavorare con i vigili di Aleppo. Nell’ultimo periodo prima degli attacchi l’embargo si era rafforzato, non c’era nè petrolio nè cibo che passasse. Davvero la situazione che vivevano sotto il regime [Baath] con il governo di Damasco è continuata. Da parte dell’Amministrazione Autonoma ci sono stati diversi tentativi di superare questa situazione ma da perte loro c’era sempre un atteggiamento negativo. Il 4 di questo mese c’è stato un incontro, ero presente alla discussione prima che la delegazione partisse: l’intenzione della delegazione e delle FSD (Forze Siriane Democratiche) era quella di risolvere i punti in sospeso. Questa era una volontà ferma al punto che era stato preparato un documento per Damasco con molti dettagli, dal momento che i dettagli erano molti si è deciso di andare con 3 punti chiave per non arenarsi. Su molti argomenti si è trovato un accordo tra la nostra delegazione e il Ministero della Difesa, fino al punto di decidere di presentare un comunicato congiunto. È stato a questo punto che, secondo le nostre interpretazioni, c’è stato un intervento esterno, per fare in modo che non avvenisse l’accordo.”
C.: “Da parte di chi?”
F.: “Io dico che la posizione della Turchia davvero è un fattore importante. Voglio dire, se si leggono i comunicati dei rappresentanti della Turchia sembra siano loro l’amministrazione di Damasco, come se non esistesse un governo provvisorio.”
C.: “Parlavano a nome di Damasco?”
F.: “Parlavano a nome di Damasco e minacciavano. Ci sono comunicati del rappresentante della Turchia usciti prima che questi avvenimenti [gli attacchi] iniziassero, in cui dichiarava che sarebbe successo qualcosa, e ci sono stati diversi comunicati di questo tipo. Dicevano che se le FSD non si fossero sciolte, avrebbero concesso a Damasco quello che volevano. Ora, se avessimo pubblicato quel comunicato congiunto il piano di attaccare con la scusa delle FSD sarebbe fallito. Proprio nel momento in cui stavamo per uscire con il comunicato c’è stato in intervento esterno e quel comunicato è stato bloccato. È stato il risultato di un’intervento, che ha fatto si anche che l’assemblea venisse spostata all’8 del mese, per guadagnare tempo e prepararsi agli attacchi. Non c’era alcuna ragione per postporre fino all’8 del mese, perche sui punti principali eravamo d’accordo. Questo è un primo punto su cui riflettere.
Il secondo punto è che in questo periodo, tra il 4 e l’8 del mese, si sono verificati gli incontri di Parigi riguardanti i legami tra Siria e Israele. Non sappiamo in quegli incontri cosa sia stato discusso, nè quali decisioni siano state prese o se le decisioni prese ci riguardavano, quelli che vediamo sono i risultati pratici. Osservando la tempistica, è chiaro che l’incontro di Parigi è un punto importante su cui soffermarsi, e ci sono due aspetti su cui soffermarci. Il primo è che l’accordo tra Siria e Israele avrebbe provocato un forte malcontento tra la popolazione araba, e avevano bisogno di sviare l’attenzione e potrebbero aver attaccato adesso per questo.”
C.: “Per nascondere il fatto che si vendessero”
F.: “La seconda è che è come se fosse stato deciso di consegnare il Sud ad Israele ed il Nord ed Est della Siria alla Turchia. Davvero ci sono molte domande senza risposta, e devono trovare risposta nel governo di Damasco. Cosa è stato fatto a Parigi che ha portato alla situazione in Sheikh Mahsoud? Pensa a questo: dovevamo avere un incontro l’8 del mese e il 6 del mese sono iniziati gli attacchi. È stato in quest’intervallo di tempo che sono arrivati i droni che hanno colpito le guardie che stavano a un posto di blocco: secondo le notizie che abbiamo quelli erano droni turchi. Tutti questi argomenti sono centrali, dobbiamo soffermarci su di essi e comprendere.
Un altro punto molto importante è la posizione delle forze internazionali: il loro approccio è davvero poco chiaro. Prima di questi ultimi avvanivmenti avevano una posizione chiara: bisogna che non si verifichino scontri, quando si sono verificati scontri c’e stato un intervento diretto e si sono fermati dopo alcune ore, ma in questo caso non è stato così. Questo ci mostra che ci sono stati accordi nascosti e che vengono nascosti alla stessa popolazione della Siria. Ed è proprio la popolazione della Siria ad essere sacrificata. Non si tratta di un piano banale, per ora stanno preparandosi. Preparandosi a frammentare la Siria, a fomentare una guerra interna dentro il popolo siriano. Stanno preparandosi a inserire la Siria in una nuova fase, teniamo conto della situazione in Iran: stanno preparando la Siria in modo che se succede qualcosa in Iran questa possa svolgere il proprio ruolo…o forse hanno dato un ruolo alla Turchia in questo campo e per questo c’è silenzio [sul ruolo della Turchia negli attacchi]?
Il risultato è che c’è un piano non banale in moto, e che al suo interno prendono posto sia le forze locali che quelle internazionali. Non possiamo ingannarci, tutti hanno fatto il gioco delle tre scimmie (non vedo, non sento, non parlo), cose di questo tipo non sono un caso. In questo senso, quando si parla di Sheikh Mahsoud ed Ashrafiya è bene ricordare l’approccio che abbiamo descritto e l’incontro dell’8 del mese che non è mai accaduto. Riguardo questo c’è un altro punto interessante: dopo l’ultimo incontro di Damasco si decide che due compagni delle FSD che hanno partecipato all’incontro sarebbero dovuti andare ad Aleppo per discutere ma [da parte del governo provvisorio] sono state poste molte difficoltà. Dopo 10 volte che abbiamo fatto richiesta, che abbiamo detto sediamoci, discutiamo, riprendiamo in mano gli accordi di Aprile, siamo pronti a correggerli se ci fossero mancanze… Davvero hanno gettato banzina sul fuoco, [quello che e successo] è chiaro, lo abbiamo davanti agli occhi: dobbiamo dare il comunicato, questo viene bloccato, l’8 doveva esserci l’incontro mentre il 6 iniziano gli attacchi, i componenti del comitato devono andare a Sheikh Mahsoud e non viene aperta la strada, con l’embargo che diventa ogni giorno più pesante. La scusa che hanno usato è questa: Sheikh Mahsoud ed Ashrafiya sono una minaccia per Aleppo. Ma uno che ha un po’ di sale in zucca si può convincere di questo? Due quartieri anche se essi stessi diventassero fuoco non potrebbero bruciare Aleppo. Per quanto riguarda il piano quello che posso dire è questo.
C’è un altro fattore che secondo me è molto importante, e cioè la fase che si sta vivendo in Bakur e che influenza tutto il popolo curdo. Molte volte da più parti è stato detto che per tutto il popolo curdo il Rojava è la linea rossa, anche negli incontri tra Abdullah Ocalan ed è stato ribadito molte volte. Per questo una domanda viene in mente: forse che questo attacco è volto a rovinare questo processo? Non è possibile, non è coerente affermare di essere fratelli del popolo curdo in Bakur e massacrare i/le curdi/e in Rojava: quale curdo/a può accettare questo? Avete visto che ovunque nel mondo i curdi si sono sollevati, e se si è sensibili verso il popolo curdo, questa volta la stessa sensibilità deve essere dimostrata anche verso il nostro popolo qui, se davvero si è sinceri verso la fase che si sta vivendo in Bakur. Lo stato turco supporta il massacro dei curdi in Rojava e pretende di vivere in pace con i/le curdi/e della Turchia, questo non riusciamo a capirlo. Significa che all’interno del governo turco c’è chi vuole sabotare questo processo di pace e in questo modo vogliono creare scuse.
Quando si mettono assime tutti questi fattori, a partire dalla Turchia, continuando con le forze locali che non prendono posizione rispetto al massacro, il silenzio delle forze internazionali rispetto al massacro che oggi succede a Sheikh Mahsoud ed Ashrafiya, significa che anche se non lo hanno dichiarato esplicitamente, magari di nascosto (forse non lo dicono per paura del proprio popolo), anch’essi sono parte di questo piano.”
C.: “Signora Foza, avete parlato di queste forze garanti: ora, durante i vostri incontri queste forze sono presenti, quando la guerra di Sheikh Mahsoud è iniziata, voi che lavoro avete fatto? Avete cercato di fermare gli attacchi? Avete dialogato con la Francia o con Damasco?”
F.: “Senza dubbio eravamo in contatto con tutte le forze, con la Francia, con gli Stati Uniti, con tutti. È stato detto che vogliono sabotare la fase, che l’8 Gennaio ci sarebbe stato l’incontro, abbiamo chiesto che l’incontro venisse anticipato, per risolvere i problemi. Abbiamo condiviso la situazione con il rappresentante americano, ed hanno dato una sola risposta: mentre noi insistevamo per trovarci e dialogare, loro hanno detto no, dovete consegnare tutto e basta. Senza discussione, senza dialogo, dovete arrendervi consegnare tutto lasciare perdere e basta. Hanno dato solo questa alternativa.”
C.: “Questo significa che c’è stato il consenso di queste forze agli attacchi.”
F.: “Noi abbiamo sempre insistito perche la nostra delegazione potesse recarsi da loro e discutere, di fronte ai problemi, riunirsi e parlare, mentre loro ci dicevano al telefono di arrenderci. Questa non è una modalità accettabile. Non conseguente ai metodi dei dialoghi, non c’è nessuna scusa per questo, per insistere in questo modo “consegnate tutto ed arrendetevi”. Questo atteggiamento è iniziato dal primo minuto degli attacchi. La situazione era questa, e successivamente queste prese di posizione che chiudevano ogni possibilità. È per questo che ci esprimiamo in questo modo. C’è chi ha partecipato a questo piano in maniera attiva e chi in maniera passiva, ma il risultato è che c’è un piano. Non possiamo affermare che sia opera esclusivamente del governo provvisorio di Damasco o che compia da solo questi attacchi: tutti questi avvenimenti che abbiamo menzionato sono legati. Dobbiamo leggere quello che è successo in questo modo: un piano davvero internazionale. Dobbiamo comprendere le motivazioni e le forze presenti per non compiere errori, dobbiamo osservare, domandare, ai nostri alleati e ai nostri nemici. Abbiamo tentato in ogni modo di fermare queasti attacchi. Abbiamo insistito moltissimo su Damasco e secondo le nostre osservazioni il ruolo dello Stato turco è importante.”
Per completezza, riportiamo la lista degli ultimi incontri avvenuti tra Damasco e forze internazionali degli ultimi giorni, dati tratti dal fact-sheet “Fact sheet: Resistance of Sheikh Maqsoud and Ashrafiyah” edito da Kongra Star.
6 gennaio (giorno di inizio degli attacchi) – Il Governo di Damasco e Israele hanno raggiunto un accordo attraverso colloqui mediati dagli Stati Uniti. Secondo il Primo Ministro israeliano, “i dialoghi continueranno a promuovere obiettivi comuni”.
• 8 gennaio – La Turchia ha dichiarato di sostenere il Governo di Damasco nei suoi attacchi in corso.
• 9 gennaio – Mentre erano in corso gli attacchi ad Aleppo, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha effettuato la sua prima visita ufficiale a Damasco, elogiando il nuovo regime per i suoi “progressi” nel processo di transizione e parlando di un possibile “nuovo inizio” nelle relazioni. Ha promesso che l’UE fornirà sostegno finanziario e politico al Governo di Damasco.
• 10 gennaio – Gli Stati Uniti hanno accettato di revocare le sanzioni alla Siria e “estendono il loro sostegno al governo siriano guidato dal Presidente Ahmed al-Sharaa mentre lavora per stabilizzare il Paese”.

Lascia un commento