Rispondiamo al documento che ci ha chiamato in causa.
Premettiamo che non esiste un nodo di Rete Jin nella città di Torino e ciononostante, siccome siamo una rete, assumiamo con attitudine trasformativa e propositiva quanto da voi scritto. Questa Call Out è per noi un’ulteriore occasione di confronto sulle questioni politiche sollevate, anche se avremmo preferito essere interpellate* personalmente da chi l’ha scritta, cosa che non è avvenuta.
Solidarizziamo con le persone che si sono sentite escluse, discriminate e offese. Non ci rispecchiamo nelle dinamiche descritte, né nelle parole riportate nelle testimonianze, non le condividiamo né pensiamo sia giusto attribuirci gli atteggiamenti riportati, dato che il Collettivo dei nodi della Rete Jin al suo interno fa da sempre un lavoro di critica e autocritica e di autoformazione che, seppur imperfetto e lento, ci offre occasioni di riflessione e un processo in continua evoluzione, in primis interiore e con noi stesse*.
Facciamo autocritica sui tempi dilatati che questo processo comporta.
È necessario esplicitare, situare e chiarire che cosa significa per noi l’utilizzo del termine “donna*”, un termine che è stato accusato di essere transfobico. Ci rifacciamo al significato di jin, ossia “donna nel processo di liberazione”. La volontaria aggiunta dell’asterisco e di “libere soggettività” è determinata dalla necessità di declinare e situare nella società in cui viviamo principi da cui prendiamo ispirazione e che modelliamo secondo questi luoghi e tempi che attraversiamo facendo un lavoro su noi stesse*. Da un punto di vista linguistico e di contenuti, rispetto all’utilizzo dell’asterisco o della schwa: attualmente al nostro interno ci sono posizioni differenti ma, nonostante questo, ci impegniamo a trovare punti in comune. Nella nostra pratica accogliamo le differenze e le opinioni diverse su talune questioni; nel dialogo cerchiamo di trovare la mediana, e nella formazione e nel processo di decostruzione cerchiamo di trasformare i paradigmi.
Rimane ferma la nostra posizione di costante lotta contro qualsiasi forma di oppressione, anche interiorizzata. La formazione è per noi utile strumento pratico di confronto, di approfondimento e di decostruzione. Ci riconosciamo come persone in divenire e siamo dunque contemporaneamente in movimento anche nelle e con le autoformazioni. Siamo arrivate* a questa decisione per mezzo di un processo di discussioni collettive. Non si tratta di un punto di arrivo definitivo, rimaniamo aperte* al confronto e inseriamo questa decisione nel nostro processo di autoformazione e decostruzione. Teniamo a specificare, inoltre, che proprio perché siamo in costante movimento, in cambiamento, in divenire, da qualche mese ci stiamo preparando per una autoformazione ad hoc costruita sui temi del transfemminismo, temi che ci interpellano direttamente dall’interno e da anni, proprio a partire da noi come donne e libere soggettività, in divenire (soggettività trans, soggettività non binarie, soggettività lesbiche, soggettività bisessuali, soggettività cis) – che con i nostri corpi, sentimenti ed emozioni, oltre che con i nostri posizionamenti politici e sociali – componiamo la rete.
Rimaniamo aperte* al dialogo e al confronto, distanziandoci da una pratica verbale abrasiva perché non apre possibilità di costruzione e non si riflette nelle modalità concrete attraverso le quali ci incontriamo e lottiamo in ottica di vita libera insieme. Rete Jin è dunque una rete di donne e libere soggettività che lavora a stretto contatto con il Movimento delle donne curde e che riconosce nell’approccio e nel metodo del Confederalismo Democratico, inter-etnico, inter-religioso e inter-culturale, una prospettiva applicabile a livello mondiale seppur facendo estrema attenzione alle differenti specificità territoriali. Organizzarsi secondo i principi e le metodologie del Movimento delle donne curde significa adottare strumenti teorici e politici che riteniamo validi anche per noi che lottiamo e ci organizziamo in Italia.
Condividiamo l’analisi secondo cui il patriarcato è il primo sistema di oppressione ad essersi sviluppato storicamente, e di conseguenza quello a partire dal quale nel tempo si sono strutturati lo stato, l’oppressione di classe, le guerre imperialiste, i genocidi, il colonialismo e il nazionalismo, lo schiavismo, il capitalismo, lo sfruttamento della natura e lo specismo, il terricidio, il fascismo dello stato nazione, l’epistemicidio, il razzismo, la xenofobia, il sessismo, l’agismo, l’abilismo, la psichiatrizzazione, l’omofobia, la transfobia, la lesbofobia, la bifobia, nella manipolazione delle mentalità secondo il modello eteronormativo dominante.Il movimento di liberazione dell’Amministrazione Autonoma Democratica (Democratic Autonomous Administration, DAA, ovvero l’applicazione concreta del Confederalismo Democratico sui territori precedentemente nominati e conosciuti come Siria del Nord e dell’Est – Rojava) chiede anche a noi – persone nate, cresciute e abitanti in Europa – un confronto sulla lotta transfemminista e sul non binarismo di genere, sebbene proveniamo da territori con storie differenti. Questo dialogo è lentamente in corso da anni, non per mancanza di interesse ma per tanti eventi che hanno segnato la storia recente; possiamo dire che ogni qual volta che ce ne sia stata occasione, abbiamo ricevuto su questi temi molto rispetto, ascolto e curiosità. Siamo fortemente convinte* che non ci sia una storia migliore o una peggiore, ma storie con geografie diverse, che esistono proprio per intrecciarsi e influenzarsi reciprocamente dando risposte alle oppressioni che tutte le persone vivono quotidianamente. Perciò, consideriamo imprescindibile nominare l’intersezionalità e l’internazionalismo – che sperimentiamo come obbiettivi non facilmente raggiungibili nella pratica quanto nella teoria – che rimangono fari irrinunciabili della nostra militanza, nostri riferimenti all’orizzonte, come condizioni sociali e politiche necessarie per la diffusione del Confederalismo Democratico Mondiale. Realizzare queste condizioni necessita di un continuo e duro lavoro, e di un costante miglioramento e ampliamento sotto diversi punti di vista. Siamo in cammino: non vogliamo metterci davanti ma accanto.
Alleghiamo un documento che meglio articola la nostra postura politica.
Jin Jiyan Azadî
Rete Jin

Lascia un commento