La liberazione delle donne è la liberazione della società

Abdullah Öcalan

15 febbraio 2025: è ora che Öcalan sia liberato!

Sono passati 26 anni da che Abdullah Öcalan è stato catturato con un complotto internazionale ed è prigioniero nel carcere di massima sicurezza dell’isola di Imrali, in isolamento.

Sabato 28 dicembre 2024, dopo 5 anni di incomunicado, due deputati del partito curdo-turco DEM hanno potuto incontratrlo. Nel colloquio Öcalan ha aperto a una soluzione politica in Turchia, ma è necessario che possa portare avanti il processo di pace che propone da uomo libero. 

Öcalan, nonostante le condizioni a cui è costretto, non ha mai abbandonato la speranza per il suo popolo e ha proposto un programma per democratizzare e portare pace nella regione, per promuovere un sistema di gestione della società ecologico, che parta dal basso, che tenga conto dei bisogni di tutti e tutte, in cui le donne abbiano un ruolo di primissimo piano.

La rivoluzione che Öcalan auspica per il Medio Oriente è in corso da quasi 13 anni nella Siria del Nord Est, dove il dittatore Assad è stato detronizzato da Al Jolani, uno jihadista di HTS (che l’Occidente ha subito rimosso dalla lista dei terroristi e vuol far passare per moderato) che ha promesso che rispetterà tutte le etnie e religioni presenti nel paese ma che di fatto ha subito messo in atto la repressione nei confronti delle donne e sta facendo di tutto per mettere a repentaglio la rivoluzione delle donne e l’esperienza del confederalismo democratico. Questo lo accomuna allo stato turco di Erdogan, suo alleato, che non smette di bombardare le infrastrutture dell’Amministrazione Autonoma,come la diga di Tishrin, che la popolazione civile sta difendendo con tutte le sue forze (molti civili sono stati uccisi dai droni mentre manifestavano pacificamente nei pressi della diga) e di commettere femminicidi mirati nei confronti di compagne che svolgono ruoli chiave.

Qui in Italia cresce la militarizzazione dei territori con centinaia di zone militari NATO e USA tra cui la base MUOS di importanza strategica in tutto il globo per la teleguida dei droni che bombardano in Europa, Asia, Africa e Medioriente; crescono la militarizzazione e l’asservimento delle teste, dei cuori e dei corpi dentro le scuole e nella società, sulla base di direttive governative che reprimono in maniera sempre crescente la possibilità di dissentire dinnanzi alle ingiustizie e di lottare contro le oppressioni; e siamo consapevoli che lo fanno con l’avallo di parte della popolazione.

L’avvicinarsi delle guerre non ci spaventa: avanziamo più unite alle nostre compagne e sorelle in tutto il mondo, determinate ad andare avanti nella costruzione di un cammino antipatriarcale, che espanda il confederalismo democratico e tessa la liberazione delle donne e della natura tutta. 

Siamo il grido delle nostre sorelle martiri e di chi non ha voce. 

Per questo pretendiamo immediatamente la liberazione del compagno Apo e di tutti coloro che sono in questo momento reclusi perché si sono opposti alle sopraffazioni o anche solo perché vittime di un miope ed inefficace sistema carcerario punitivo. 

Là dove crescerà il pericolo saremo il fuoco che ricreerà la speranza e saremo il mare che travalicherà i confini! 

Serkeftin! 

Bijî Serok Apo! 

Bijî berxuedana YPJ! 

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